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Notizia 1 :

Come noto, sono in atto due squarci giurisprudenziali che stanno interessando il personale militare in quiescenza. Il primo, inerisce all’ applicazione dei benefici del cd. Moltiplicatore di cui all’art. 3 comma 7 del D. Lgs. N. 165 del 1997 relativo al personale militare collocato in congedo assoluto per non idoneità al servizio militare, il secondo è relativo all’applicazione del 44% di cui all’art. 54, comma 1 del D.P.R. n. 1092 del 1973 a favore del personale militare in congedo, che alla data del 31 dicembre 1995 possedevano un’anzianità contributiva compresa tra i 15 e i 20 anni. Ebbene, il primo vede una importante novità. A Breve  si terrà presso le Sezione Riunite in sede giurisdizionale della Corte dei Conti Centrale di Roma, l’udienza che porterà all’epilogo giurisprudenziale della questione. In altri termini, dopo un conflitto interpretativo che ha coinvolto tutto lo stivale si perverrà ad una definitiva risoluzione del contezioso.  Si aspetta l’esito. Per quanto riguarda, invece, la seconda questione continuano le sentenze favorevoli (ultima la Corte dei Conti Liguria), che corroborano l’interpretazione giuridica e la fondatezza dei ricorsi presentati. In attesa dei vari sviluppi, si rinnova al personale interessato al secondo ricorso (applicazione del 44% di cui all’art. 54, comma 1 del D.P.R. n. 1092 del 1973) quantomeno di diffidare l’INPS con formale richiesta inoltrata con raccomandata A/R, al fine di interrompere la prescrizione dei ratei del diritto in questione.

Notizia 2 :

L’esigenza di una protezione aggiuntiva nei confronti dei militari e delle forze dell’ordine e, più in generale, dei dipendenti pubblici che siano rimasti permanentemente invalidi o deceduti a causa di eventi connessi allo svolgimento di specifiche attività ha nel tempo indotto il legislatore a coniare la categoria delle Vittime del Dovere e a riconoscere una serie di vantaggi economici aggiuntivi rispetto alla generica causa di servizio (es. equo indennizzo, pensione privilegiata, assegni accessori, eccetera). Tali benefici sono stati introdotti a partire dagli anni ’80 per poi irrobustirsi in particolare con la legge 266/2005 che ha perseguito l’obiettivo, ancora non pienamente centrato, di armonizzare tale normativa con la più recente riguardante le cd. vittime del terrorismo.

I destinatari 
L’articolo 3 della legge 466/1980 ha incluso, in un primo tempo, nelle vittime del dovere: a) i magistrati ordinari, b) i militari dell’Arma dei carabinieri, del Corpo della guardia di finanza, della pubblica sicurezza, della polizia penitenziaria, del Corpo forestale dello Stato, c) i vigili del fuoco, d) gli appartenenti alle Forze armate in servizio d’ordine pubblico o di soccorso, i quali per ferite o lesioni, abbiano riportato un’invalidità permanente non inferiore all’80% della capacità lavorativa o, in ogni caso, la cessazione del rapporto di lavoro.

Il successivo art. 1, co. 562 della legge 266/2005 ha ulteriormente esteso la categoria ricomprendendo in essa tutti i dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subito un’invalidità permanente in servizio per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza d’eventi verificatesi: 1) nel contrasto ad ogni tipo di criminalità; 2) nello svolgimento di servizi d’ordine pubblico; 3) nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari; 4) in operazioni di soccorso; 5) in attività di tutela della pubblica incolumità; 6) a causa d’azioni in situazioni d’impiego internazionale, non necessariamente ostili.

I soggetti Equiparati

Il co. 563 del predetto articolo 1 della legge 266/2005 ha, infine, introdotto la categoria dei cd. equiparati alle vittime del dovere individuando in essi coloro che abbiano contratto infermita’ permanentemente invalidanti o alle quali consegua il decesso, in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura, effettuate dentro e fuori dai confini nazionali e che siano riconosciute dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali od operative.

I benefici previsti per le vittime del dovere e soggetti equiparati

La legge 266/2005 ha stabilito il principio della progressiva estensione dei benefici già previsti in favore delle vittime del terrorismo alle vittime del dovere ovvero ai famigliari superstiti, avvenuta con il DPR 7 luglio 2006, n. 243. Attualmente, pertanto, i benefici consistono nella liquidazione, a partire dal 1.1.2007, di una speciale elargizione pari a 2 mila euro per ogni punto percentuale di invalidità entro un massimo di 200mila euro. In caso di decesso la speciale elargizione viene erogata, nella misura di 200mila euro, nei confronti dei superstiti della vittima. 

A decorrere dal 1° gennaio 2008, alle vittime del dovere e ai soggetti equiparati con una invalidità non inferiore al 25% ed ai loro familiari superstiti in caso di decesso, oltre alla speciale elargizione, spetta uno speciale assegno vitalizio, non reversibile di 1.033 mensili e l’assegno vitalizio non reversibile, corrisposto a partire dal 26 agosto 2004, pari a 258,23 euro al mese (ai sensi di quanto previsto dall’articolo 4, co. 1 del DPR citato).

Le predette provvidenze economiche sono esenti da Irpef e sono soggette, una volta attribuite, alla normale perequazione annuale in materia di pensioni. I benefici vengono concessi su domanda degli interessati ,da presentare alle rispettive amministrazioni d’appartenenza. In caso di decesso della vittima del dovere portatrice di invalidità non inferiore al 25%, ai superstiti aventi diritto alla pensione di reversibilità o indiretta (coniuge, figli minori o maggiorenni, genitori, fratelli e sorelle se conviventi e a carico) sono attribuite, inoltre, due annualità del trattamento di reversibilità, comprensive della 13^ mensilità.

Notizia 3:

  1. ADDEBITO DI INTERESSI PASSIVI ULTRALEGALI E INDETERMINATI

L’art. 1284, comma 3, c.c. stabilisce che:

“Gli interessi superiori alla misura legale devono essere determinati per iscritto; altrimenti sono dovuti nella misura legale”.

Secondo un consolidato orientamento della giurisprudenza di cassazione, la pattuizione di interessi ultralegali, per essere valida, deve avere un contenuto chiaro ed univoco, con una puntuale specificazione del tasso applicato al rapporto bancario.

Nel caso in cui il tasso sia variabile, per una sua precisa individuazione, la banca può sicuramente inserire in contratto un riferimento a parametri esterni, purché fissati su scala nazionale o internazionale, alla stregua pure di rilevazioni o accordi interbancari (come ad esempio, l’Euribor), mentre non sono sufficienti generici rinvii dai quali non emerga chiaramente la pattuizione degli interessi: in mancanza di “chiarezza” e “determinabilità” la clausola sugli interessi è difatti invalida.

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 25205 del 27 novembre 2014, ha osservato che la clausola di determinazione degli interessi corrispettivi sulle rate di ammortamento scadute in un mutuo bancario è validamente stipulata ai sensi dell’art. 1346 c.c. [1] soltanto se la stessa contiene un richiamo a criteri prestabiliti ed elementi estrinseci, obiettivamente individuabili, funzionali alla concreta determinazione del saggio di interesse.

La Corte ha aggiunto che occorre altresì che la concreta determinazione del saggio di interesse sia desumibile dal contratto con l’ordinaria diligenza, senza alcun margine di incertezza o discrezionalità per la banca.

Non rivela neppure l’eventuale difficoltà per il cliente del calcolo, anche se complesso, per pervenire al risultato finale e neppure la perizia richiesta per la sua esecuzione, ma solo che il risultato sia certo e indubitabile.